La ricerca musicale di Emiliano Albani si sviluppa attraverso un'indagine sulle possibilità di organizzazione del suono, oltre i confini delle forme e dei linguaggi consolidati. Al centro di questo percorso si collocano le relazioni tra materia sonora, parola, segno, immagine e struttura compositiva.
Già nelle prime esperienze elettroniche degli anni Ottanta, la voce parlata, le sue inflessioni, le pause e gli interstizi del linguaggio diventano riferimenti per l'elaborazione di strutture musicali. Non si tratta semplicemente di utilizzare la parola come materiale sonoro, ma di riconoscere nelle sue articolazioni temporali ed espressive possibilità autonome di costruzione della forma.
Queste indagini trovano successivi sviluppi nella Fonofigurazione (1995), nella Musica ad Litteras e nella Litterae ad Musicam (1996), attraverso procedimenti che interrogano e trasformano i rapporti tra suono, scrittura e rappresentazione visiva. Le esperienze delle Sinestesie Concrete ampliano ulteriormente il campo della ricerca, ponendo in relazione differenti modalità percettive ed espressive.
Con il Pervasionismo, tale percorso assume una più ampia formulazione teorica e artistica. La relazione tra le discipline non è intesa come semplice accostamento di linguaggi autonomi, ma come processo di trasformazione reciproca, nel quale gli elementi costitutivi di un'arte intervengono necessariamente nella formazione dell'altra.
La sperimentazione non rappresenta dunque una parentesi rispetto alla composizione, ma una dimensione permanente del lavoro artistico: un'indagine nella quale ogni opera può diventare occasione per ripensare i propri mezzi, i propri confini e le proprie possibilità formali.